La famiglia, che stress! – La famia, che stress! (2001)

La commedia prende lo spunto da un fatto autobiografico. Un giorno, a pesca con mia
figlia piccola, mi sono piantato un amo in un dito. Se si tralascia il dolore sofferto, il fatto
aveva tutti i requisiti di una commedia, occorreva solo svilupparlo.
Tre amici inseparabili, di cui due sposati, hanno in comune la passione della pesca.
Inavvertitamente uno dei tre, prima di un’uscita di pesca, si pianta un amo nel dito: ne
nasce un parapiglia che solo l’intervento del suocero riesce a risolvere. Col tempo i figli
delle due coppie escono assieme; nei genitori, gretti, si insinua il sospetto che il
fidanzamento non sia che una manovra per appropriarsi delle rispettive eredità.
Inevitabilmente l’amicizia si rompe e solo l’intervento dei figli, molto più saggi dei
genitori, riporta la situazione alla condizione originaria. Anche in questo caso l’amo, usato
ad arte, è complice del riavvicinamento.
La commedia è la rappresentazione di tante incompressioni fra generazioni e, a differenza
di quanto spesso si crede, i più giovani dimostrano di saper distinguere i valori meglio di
quanto non facciano igli adulti, spesso cinici ed incapaci di sognare.

 

La commedia (qui scaricabile in formato PDF) è pensata in dialetto e tradotta in italiano in maniera
molto letterale per poter comparare meglio le due versioni. Poco si presta quindi ad
una recitazione in italiano salvo sostanziali interventi sul testo. Ritengo, invece, che
ben si adatti ad una ritraduzione nei vari dialetti locali. Per eventuali informazioni sarò
lieto di mettermi a disposizione di chi lo richieda.

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