Potrei sposarmi (male che vada divorzio) – Podarès spusam (al massimo divorsio) (1999)

La prima opera, qui allegata in formato PDF, racconta di un matrimonio partito male
e finito peggio. È uno spaccato su una società dove sempre più le apparenze
prevalgono sulla sostanza. Il primo atto è preparatorio ad un matrimonio nato, più che
dall’amore, da calcoli economici e dalla paura della solitudine. Nel secondo atto si
inscena la vita matrimoniale con i primi screzi e le prime incomprensioni. Il terzo
atto, anticipato da un prologo mimico dove si manifestano le difficoltà della coppia,
racconta della fine del matrimonio con le conseguenti miserie della spartizione dei
beni comuni. Alla fine l’attenzione, più che sul figlio nato da poco, è accentrata sugli
egoismi e le aspirazioni degli sposi. Questa, in estrema sintesi, la storia della
commedia che, pur costellata di momenti di ilarità, vuole essere un momento di
riflessione sui nostri tempi. Questo, del resto, penso sia il compito principale del
teatro.

 

La commedia (qui scaricabile in formato PDF) è pensata in dialetto e tradotta in italiano in maniera
molto letterale per poter comparare meglio le due versioni. Poco si presta quindi ad
una recitazione in italiano salvo sostanziali interventi sul testo. Ritengo, invece, che
ben si adatti ad una ritraduzione nei vari dialetti locali. Per eventuali informazioni sarò
lieto di mettermi a disposizione di chi lo richieda.

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